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Una città sospesa: VENEZIA

Valutazione complessiva livello di magia : 

lampada-magica-5   5/5

   Questa meravigliosa città non ha bisogno di presentazioni. La sua fama attraversa il mondo intero per le bellezze che mostra da secoli. Nessuna città è tanto unica, originale e affascinante come Venezia.
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La città sorge su una serie di isole collegate tra loro da una fitta rete di ponti, all’interno della celebre Laguna. I palazzi che la compongono si basano su una foresta di pali piantati nel terreno molti secoli fa. Una delle particolarità di questa città è la rete di canali che solcano ogni isola, su cui navigano i vaporetti e le gondole. I canali contribuiscono a creare il fascino di Venezia, creando un’atmosfera di sospensione e tranquillità.

CENNI STORICI

La sua storia, fatta di commerci con il Mediterraneo e soprattutto con l’Oriente, parla di una delle maggiori metropoli medievali e rinascimentali, seconda solo a città come Roma, Parigi e Londra. Fino a quando le rotte atlantiche non si aprirono, infatti, Venezia era la regina incontrastata del commercio.

In tempi medievali, Venezia era conosciuta come Rivoaltum, come il noto quartiere di Rialto, il primo a essere abitato, e solo successivamente prese il suo nome attuale, da civitas Venetiarum.

La città è composta da sei quartieri detti “sestieri”, così chiamati:

  • San Marco, dove si trova la celeberrima piazza e tutti i principali edifici storici.
  • Dorsoduro, così definito per l’antica presenza di dune di sabbia in area.
  • San Polo, che si trova al centro esatto della città.
  • Santa Croce, dal nome della chiesa principale che si trovava in quella zona. Questo sestiere è posto nella parte più occidentale ed è ricco di edifici moderni, dato che è rivolto verso la terraferma, e per questo vi si trovano il Ponte della Libertà e la stazione Santa Lucia.
  • Cannaregio, nella zona settentrionale, chiamato così per via dei canneti che si trovavano in quella zona.
  • Castello, nella parte est della città, sede della fortificazione difensiva, di cui resta ben poco.

DA NON PERDERE – COSA VISITARE

  PIAZZA SAN MARCO
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Una visita di Venezia non può non prevedere la piazza principale, forse la più bella al mondo. In questa piazza si trovano edifici di epoca rinascimentale e napoleonica che sono entrati nell’immaginario collettivo. La Basilica di San Marco, che dà il nome alla piazza, è un edificio le cui origini risalgono al IX secolo d.c., e fu costruita in seguito alla traslazione della salma dell’evangelista. La facciata della Basilica ricorda le forme dell’architettura araba, e gli interni sono stati decorati nel corso dei secoli con abbaglianti mosaici dorati.

Vicino alla Basilica si trova il Campanile di San Marco, alto 98 metri e inizialmente eretto nello stesso periodo della Basilica, ma crollò nel 1902 e fu ricostruito uguale a prima in soli 10 anni. Dalla sommità si può godere di una vista panoramica sulla città, e da lì ha inizio il volo dell’angelo, che sancisce l’inizio del celebre Carnevale.

Altri edifici sono le Procuratie Vecchie e Nuove, la Corte napoleonica, la Torre dell’Orologio adiacente alla Basilica e il bellissimo Palazzo Ducale, che si affaccia sulla laguna.

 RIALTO
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Il nome di questa zona deriva dal latino rivoaltum, nome che indica la maggiore altezza delle sponde, meno soggette alle maree, per cui questa è la zona più antica di Venezia. Nelle vicinanze si trova il mercato, dove fin dai tempi antichi venivano commercializzati beni locali, come il sale, ma anche i tesori dell’Oriente, soprattutto spezie come il pepe, definito “oro nero”. Nelle vicinanze si trova anche l’omonimo ponte, una delle maggiori attrazioni della città. Fino all’800 questo era l’unico ponte che attraversava il Canal Grande, ed è forse il più bello. La sua fisionomia attuale risale al ‘500 e ogni anno orde di turisti vi si assiepano per scattare foto. Sul ponte si trovano molti negozi, soprattutto gioiellerie, come sul Ponte Vecchio di Firenze.

 CANAL GRANDE
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Come denota il suo nome, è il canale principale di Venezia. Lungo circa 4 chilometri,ha una caratteristica forma a S, simile al meandro di un fiume – infatti, recenti studi hanno avanzato   l’ipotesi che il Canale fosse l’antico alveo di un fiume, forse il Brenta. Il canale parte da ovest, nel sestiere S.Croce, e si sviluppa nel cuore di Venezia, fino ad arrivare nel sestiere S.Marco. Costituisce la principale via d’acqua della città, ed è costantemente solcato da vaporetti e gondole. La prima settimana di settembre vi si svolge la famosa Regata Storica, in cui sfilano gondole e altre imbarcazioni storiche, come il Bucintoro, la nave del Doge.

  CAMPO S.MARGHERITA
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Questa piazza, che deve il suo nome all’adiacente Chiesa di Santa Margherita, è il luogo nevralgico della movida veneziana. Vi sono infatti molti bar che preparano il famosissimo spritz, bevanda composta da vino bianco – generalmente prosecco, seltz e una miscela alcolica oggi prodotta da una celebre multinazionale. In questo ‘campo’ si può assaporare la tipica vita veneziana, con i vecchi al bar che giocano a carte, i giovani intenti nell’happy hour e i bambini che giocano nei pomeriggi domenicali.

 Tra i principali luoghi d’interesse di Venezia, una menzione speciale la meritano il CASINO DI VENEZIA, uno dei più famosi e prestigiosi al mondo, e il GRAN TEATRO DELLA FENICE, il quale, per tenere fede al suo nome, è letteralmente risorto dalle ceneri per ben due volte, l’ultima nel 1996. I lavori di ristrutturazione sono durati 7 anni e ha potuto riaprire nel 2003. In questo teatro, Giuseppe Verdi mandò in scena la prima di alcune sue opere, su tutte la “Traviata”.

MURANO

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Un discorso a parte lo merita Murano, un’isola vicino Venezia, famosa in tutto il mondo per le sue vetrerie artistiche. L’isola produce questi manufatti dalla fine del ‘200, e da allora la sua fama è aumentata esponenzialmente. La Serenissima arrivò al punto di vietare l’espatrio ai maestri vetrai, per evitare che il segreto di produzione venisse esportato.

In tutta l’isola vengono organizzate dimostrazioni di produzione del vetro, e vengono anche venduti. E’ possibile trovare qualsiasi genere di prodotto artigianale, dai classici vasi ai paralumi: spazio alla fantasia!

  IL CARNEVALE

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Parlando di Venezia, come si può non citare il carnevale? Si tratta dell’evento più famoso che si tiene a Venezia, e fa parte del novero dei grandi carnevali, insieme a Rio de Janeiro e altro località. A differenza del carnevale di Rio, incentrato sulla gioia e sul ballo, il Carnevale di Venezia ha una sostanza aristocratica e ricercata. Il carnevale moderno, infatti, si ispira al ‘700, noto per la supremazia della classe nobile. Regnano quindi costumi sfarzosi e maschere ricercate, in un mix inconfondibile.

Il carnevale si svolge, a seconda dell’anno, in gennaio o in febbraio. Lo inaugura il Volo dell’Angelo, durante il quale una un angelo – simbolicamente parlando – viene calato dal Campanile di San Marco giù fino alla piazza. Da quel momento, fino al Martedì Grasso, una folla proveniente da tutto il mondo dà sfogo alla sua fantasia, proponendo costumi e maschere tradizionali, e altri outfit più moderni e fantasiosi. Il prossimo Carnevale si terrà dal 30 gennaio al 9 febbraio 2017.

 

MUOVERSI A VENEZIA

 VAPORETTO

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PRO: E’ il mezzo più veloce per spostarsi lungo i canali di Venezia. Puoi raggiungere quasi ogni angolo della città.

CONTRO: i prezzi alti, 7,5 euro per una corsa da 75 minuti. Conviene di più un biglietto orario: la tariffa minima è di 20 euro per 24 ore, quella massima è di 60 euro per 7 giorni, ideale se intendi rimanere a Venezia per più giorni. La soluzione migliore, tuttavia, è di acquistare la Carta Venezia, che offre trasporti convenzionati sui vaporetti – una corsa costa 1,5 euro, ma il costo della Carta varia dai 10 euro per i residenti veneziani, ai 50 euro per chi abita fuori dal Veneto!

GONDOLA

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PRO: E’ il modo più affascinante per attraversare la città. La fama del giro in gondola attraversa il mondo, e molti sognano di fare almeno un giro nel corso della loro vita.

CONTRO: i prezzi, anche questi molto alti. Un giro costa 80 euro, da 1 a 6 persone: conviene quindi essere in molti per abbattere i costi.

 A PIEDI

 PRO: E’ sicuramente il modo più economico per muoversi a Venezia – è gratis! Muoversi in questo modo consente di assaporare la città fin nel profondo, conoscere gente del posto, ammirare i ristoranti e i negozi della città. In parole povere, è l’ideale per vivere Venezia.

CONTRO: E’ facile perdersi, a causa della natura caotica delle calli veneziane, e del loro alto numero – più di 4000! I tempi di percorrenza inoltre si allungano, specie durante i periodi di maggior affollamento, l’estate e il periodo di Carnevale.

  MANGIARE A VENEZIA

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Anche dal punto di vista culinario, Venezia non tradisce le attese. Se da un lato troviamo i classici ristoranti per turisti, dall’altro invece resistono piccoli ristoranti, un tempo osterie, che propongono piatti della tradizione veneta e veneziana. Le specialità sono quasi tutte di pesce, da tradizione per una città marittima: spaghetti con vongole o seppie, fegato alla veneziana – ossia con cipolle, sarde o baccalà in saor – anche questi con cipolla – sono i piatti tipici che vanno per la maggiore.

Un discorso a parte lo meritano i caffè, che sfruttano molto l’unicità del luogo: per un caffè in Piazza San Marco, a seconda del servizio, non è improbabile spendere decine di euro! Consigliamo perciò di evitare i locali in pieno centro, e ripiegare sui bar meno centrali – a meno che non siate molto facoltosi!

 

 

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Muoversi a Torino

MEZZI PUBBLICI- BUS e TRAM

  • PRO : costo ridotto, rete capillare ben sviluppata che consente di raggiungere qualsiasi punto della città
  • CONTRO: tempi di attesa a volte lunghi, soprattutto per certe linee secondarie

METROPOLITANA

  • PRO : nuovissima, consente spostamenti molto rapidi, costo contenuto
  • CONTRO: copertura ridotta in quanto unica linea M1 che si estende da ovest a sud attraversando il centro.

BUS TURISTICI- CITY SIGHTSEEING

  • PRO: il servizio comprende tour organizzati dove poter ammirare i monumenti e musei più importanti.
  • CONTRO: non molto economico, percorsi fissi non flessibili.

Per maggiori informazioni :  CITY-SIGHTSEEING

BIKE SHARING

Un nuovo servizio disponibile ai cittadini è il bike sharing  con oltre un centinaio di stazioni dove poter prelevare la tua bici.

  • PRO : divertente, salutare, flessibile, sempre disponibile 24H/24H, ecologico
  • CONTRO : nessuno

Per maggiori informazioni :  TOBIKE

TAXI

In caso di emergenza, non molto consigliato dati i costi elevati

Pronto Taxi : +39 011 5737   –      Radio Taxi : +39 011 5730

Torino città magica

Il capoluogo  fa parte dei due famosi triangoli magici.
• TRIANGOLO DELLA MAGIA NERA: San Francisco, Londra e Torino
• TRIANGOLO DELLA MAGIA BIANCA: Lione, Praga e Torino.

 

Torino infatti rappresenta il vertice di due triangoli magici: il primo, quello bianco, con Lione e Praga, mentre il secondo, quello nero, assieme a Londra e San Francisco.

Secondo gli esoteristi piazza Castello è ritenuto il luogo più positivo della città (nel punto di congiunzione tra i due Dioscuri Castore  e  Polluce di Palazzo Reale) mentre piazza Statuto è tristemente deputata al male ed alla confluenza di energie nefaste.

In Piazza Statuto,  ai tempi degli antichi romani,  finiva la città – o meglio dire l’accampamento – e iniziava la strada che portava verso la Gallia, l’attuale Francia. Dove si trova ora Porta Susa c’era la Porta Segusina.  Per questo  il lungo corso che parte da questa piazza si chiama corso Francia. Ma non è una collocazione qualsiasi:  in un mondo,  quello degli antichi, che dava molto significato alle congetture naturali,  questa parte della città si trovava ad occidente, dove muore il sole e iniziano le tenebre,  quindi considerata una zona infausta, il confine tra il modo del Bene e quello del male.  Fuori dalla Porta Segusina venivano giustiziati i condannati e tumulati i defunti. Qui iniziava la grande necropoli che andava da corso Francia fino a Via Cibrario e corso principe Eugenio. Furono i francesi a spostare il patibolo  a ”L rondò dla forcà dove venivano giustiziati con la ghighiottina (la “beatissima”) i criminali,  uno slargo all’incrocio tra gli attuali corso Regina Margherita, corso Valdocco e via Cigna:  prima si trovava in questa piazza, che è considerata il centro della magia nera della città.  Nel 1864 teatro di sanguinosi scontri in occasione dei tumulti per il trasferimento della capitale. La stessa etimologia di Valdocco sembra derivare da Vallis Occisorum (Valle degli Uccisi) per essere un altro luogo deputato alle esecuzioni capitali ai tempi dei romani. Infine alcune fonti affermano che in prossimità di corso Valdocco sia stata sterminata tutta la legione tebana in un aspro combattimento. Alcuni dicono che non sia un caso che proprio lì sorga la Basilica di Maria Ausiliatrice dove riposano le spoglie di San Giovanni Bosco che sembra quasi porre un rimedio “energetico” alla presenza di tante anime sofferenti.

Gli esoteristi però ravvisano come esatto luogo di massima negatività della città, il monumento che si trova al centro di piazza Statuto. Qui, nel 1879, fu eretto il Monumento al Traforo del Frejus (opera del conte Marcello Panissera di Veglio) inaugurato alla presenza di Umberto I. Con una struttura a piramide costituita da massi trasportati appositamente dal monte Frejus, è sormontata da un Genio alato sotto il quale si trovano figure marmoree dei Titani. E’ un’allegoria del trionfo della Ragione sulla forza bruta anche se un’altra interpretazione la identifica come memoria ai caduti periti durante i lavori di scavo.  Raffigura degli uomini che sembrano voler salire sulla cima del monumento, quasi a raggiungere l’angelo in cima,  che ha in mano una piuma o penna d’oca che rappresenta il sapere,  mentre l’altra mano non ha proprio un atteggiamento benevolo nei confronti delle statue raffiguranti uomini che si stanno spingendo verso di lui, come li volesse fermare per impedirgli di raggiungerlo, per impedirgli di sapere. Sulla cima del capo dell’angelo spicca una stella a cinque punte che a livello simbolico rappresenta il microcosmo ed il macrocosmo con i cinque vertici a rappresentare gli altrettanti elementi metafisici dell’acqua, del fuoco, della terra, dell’aria e dello spirito. Usato come sacro amuleto pagano, è doveroso ricordare che simboleggia anche l’anticristo.  Ad osservare attentamente ogni suo tratto, egli è talmente avvincente da proporre una natura malevola.  In alcuni testi si legge che l’essere alato in questione sarebbe la rappresentazione di Lucifero, “Portatore di luce” , l’angelo più bello secondo la tradizione biblica cristiana.

 

Valutazione complessiva livello di magia : 

lampada-magica-4 Livello 4/5

 

Breve storia di Torino

Le origini romane

     La storia della città inizia intorno al 27 a.C, con il nome romano di Augusta Taurinorum Secondo le leggende quest’ultima sorse sull’insediamento di Taurasia, mitica capitale dei Tauri, incendiata da Annibale nella lunga marcia di avvicinamento a Roma. Augusta Taurinorum era considerata da Roma particolarmente importante a livello strategico per la sua posizione geografica :  terra di ingresso e avamposto verso il mondo transalpino. La città venne progettata secondo il tradizionale impianto ortogonale delle colonie romane, e cioè con isolati quadrati e una struttura muraria quasi quadrata.

L’arrivo dei barbari e la dominazione dei Franchi

     Grazie all’impero romano la città prosperò nei primi secoli di vita per poi cadere vittima, con la crisi dell’ impero, delle orde barbariche a partire dal IV secolo. Con l’arrivo dei Longobardi ( 569 d.c ) Torino conobbe un periodo di relativa quiete. In seguito poi allo scontro tra Longobardi e Franchi questi ultimi occuparono la città  di Torino divenendo cosi contea franca ( 773 d.c. ).

La Marca di Torino

   Nel 941 venne fondata la Marca di Torino da Ugo re d’ Italia, comprendente anche Susa, divenendo così territorio vassallo del Sacro Romano Impero. Con la crisi dell’Impero  il cristianesimo divenne sempre più presente nella città con potere ai vescovi e nuovi edifici religiosi. Torino ancora per poco sarebbe stato un libero Comune dove il vescovo rappresentava la massima autorità.  Al di là delle alpi I Savoia stavano rafforzando il proprio potere, minacciando così la sua indipendenza.

I Savoia

Il temuto passaggio della città ai Savoia avvenne nel 1280. L’annessione della città al territorio sabaudo non mutò per lungo tempo il clima politico torinese: le lotte tra i guelfi  e i ghibellini  continuarono, determinando, con sconfitte e vittorie, le ascese sociali. Mentre sullo sfondo continuavano le lotte tra guelfi e ghibellini, il potere veniva sparito tra i principi di Acaia, feudatari piemontesi, e il ramo principale della famiglia, quello dei conti di Savoia, presenti ormai sui due versanti delle Alpi. In seguito all’ inevitabile  confitto tra i due rami, nel 1418, gli Acaia furono messi da parte a favore dei potenti Savoia.

Dal rinascimento a Pietro Micca

    L’avvento dei Savoia coincise, nel 1400, con la trasformazione di Torino da piccola città, al centro di uno dei più importanti crocevia dell’Italia occidentale, in città di dimensione regionale.

Il ducato soffriva però di un difficile equilibrio tra i due versanti delle Alpi dovuto anche alla diversa lingua parlata dai  sudditi dei due versanti alpini. Chambery, capitale del ducato, e Torino, rivaleggiarono per molto tempo, con quest’ultima che poco a poco, si trasformò nel vero centro di potere sabaudo.  Nel 1563 divenne così la capitale. Diventata capitale, Torino fu radicalmente trasformata nel giro di pochi anni, per meglio rispondere alle esigenze dei Savoia.

Emanuele Filiberto  dotò immediatamente la sua capitale di una modernissima cittadella. All’inizio degli anni ’70 Torino appariva chiusa nel suo antico tracciato romano e protetta dalla formidabile Cittadella, una delle più ammirate dell’Europa del tempo.  Venne anche spostata la sede del potere da Palazza Madama  a Palazzo del Vescovo (attuale Palazzo Reale)

Il figlio Carlo Emanuele I diede il via alle trasformazioni urbanistiche: sotto il suo regno fu infatti realizzato il primo ampliamento cittadino, verso sud, con la costruzione dell’attuale via Roma, Mirafiori e Regio Parco, mantenendo sempre l’antico impianto ortogonale romano

Lo sviluppo di Torino conobbe una brusca frenata nel 1630, con la terribile peste che ne decimò gli abitanti.

Il clima si rasserenò con l’ascesa al trono di Carlo Emanuele II nel 1663 e con la successiva reggenza di sua moglie Giovanna Battista di Savoia-Nempurs. In questi anni fu stabilito il secondo ampliamento cittadino, verso il Po, con la realizzazione dell’odierna via Po, unica via inclinata della perfetta scacchiera romana che continuava a caratterizzare l’urbanistica torinese. Sono di questo periodo altre splendide realizzazioni architettoniche.

Nel 1659 iniziarono i lavori della Venaria Reale che, si disse, causò l’invidia dei Francesi, sempre pronti a distruggerla nelle guerre successive. Alla realizzazione della Reggia, nuova delicia extra-moenia, e degli arredi del Palazzo Ducale parteciparono numerosissimi artisti. Di lì a poco, nel 1666, sarebbe arrivato in città Guarino Guarini, l’architetto che con Filippo Juvarra avrebbe caratterizzato il centro cittadino.

La prima opera firmata dal Guarini è la Cappella della Sindone, negli anni seguenti avrebbe realizzato il Collegio dei Nobili (attuale sede del Museo Egizio), il Palazzo dei Savoia-Carignano (sede del primo Parlamento italiano) e la chiesa di S. Lorenzo con la sua splendida cupola.

Tra il 1701 e il 1714 la guerra di successione spagnola mise a dura prova Torino, che si trovò a lungo assediata dai Francesi . L’assedio fu tolto grazie all’intervento congiunto di Vittorio Amedeo e del cugino Eugenio di Savoia-Soissons, uno più brillanti generali del Settecento. Alle ultime fasi dell’assedio appartiene anche l’eroico gesto di Pietro Micca (1706), che perse consapevolmente la vita per tagliare le strade della Torino sotterranea ai Francesi.

Il Regno di Sardegna e l’ arrivo di Napoleone

    Il Trattato di Utrecht, nel 1713, trasformò il Ducato in Regno e assegnò ai nuovi re anche il dominio della Sicilia, pochi mesi dopo sostituita con la Sardegna: nasceva così quel Regno di Sardegna che tanta parte avrebbe avuto nella storia d’Italia. La capitale del nuovo Regno fu trasformata dal nuovo ambizioso re sotto la sapiente regia di Filippo Juvarra, uno dei maestri del Barocco italiano.

L’architetto siciliano firmò alcuni dei capolavori dell’architettura torinese: la nuova facciata di Palazzo Madama, i Quartieri Militari, la Basilica di Superga, voluta dal Re per rispettare il voto fatto alla Vergine, le chiese di S. Filippo Neri e del Carmine, la splendida palazzina di caccia di Stupinigi, insuperato capolavoro del Barocco europeo.

Con la salita al potere di Napoleone Bonaparte  nel 1800, dopo la vittoria di Marengo, le truppe napoleoniche entrarono a Torino per rimanervi 14 anni. La città fu spogliata della sua cinta muraria e i beni ecclesiastici furono incamerati dallo Stato.

Nel 1802 il Piemonte fu annesso alla Francia e Torino divenne una delle 25 principali città della Repubblica francese. Il Congresso di Vienna restituì Torino e il Piemonte ai Savoia e con il ritorno di Vittorio Emanuele I la città ritrovò il suo status di capitale.

Gli anni del Risorgimento

Per salutare la Restaurazione e l’antico regime il re fece costruire la chiesa della Gran Madre di Dio, sull’altro lato del Po, di fronte all’odierna piazza Vittorio Veneto. Ma l’ancien regime non poteva essere più quello di prima: le inquietudini romantiche, le aspirazioni all’unità d’Italia, i movimenti carbonari (1817) e poi mazziniani erano i primi segni del risorgimento.

Con la 1° guerra di indipendenza del 1848 re Carlo Alberto dichiarava guerra all ‘Austria. La sconfitta di Novara, nel 1849, pose fine al suo regno. Salì al trono il figlio, Vittorio Emanuele II, e con lui iniziò la stagione risorgimentale. Il suo primo ministro, Camillo Benso di Cavour, grazie a un’astuta tela di rapporti diplomatici seppe avvicinare la Francia alla causa italiana, contro l’Austria asburgica. Torino divenne il faro e il porto di tutti gli esuli e i liberali italiani, che anteposero alla causa repubblicana quella dell’unità d’Italia, da ottenere con la collaborazione del Re di Sardegna.

La 2° Guerra d’Indipendenza, e la Spedizione dei Mille permisero, nel 1861, di inaugurare a Torino il primo Parlamento italiano: vi sedevano gli eroi dell’Unità d’Italia, da Giuseppe Garibaldi a Giuseppe Mazzini, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi.  Già però nel 1864 però, in vista del definitivo trasferimento a Roma, la capitale del Regno d’Italia fu portata da Torino a Firenze con conseguenze negative sullo sviluppo della città.

La nascita della FIAT e gli anni della guerra

Nel 1899 nasce a Torino la FIAT  che avrebbe trasformato  per sempre l’ economia della città. La nuova città industriale attirava  popolazione dalle campagne e cresceva velocemente.

La prima guerra mondiale sorprese una Torino in pieno sviluppo e causò prima una depressione e poi una ripresa economica. I settori che trovarono vantaggio alla fine della guerra furono il siderurgico e l’automobilistico.

Gli anni del fascismo furono  per Torino anni di crisi sociali con agitazioni operaie e relative repressioni.  Durante il fascismo Torino continuò la sua espansione industriale e accolse nuovi immigrati mentre la politica coloniale del regime favorì lo sviluppo della FIAT.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale l’industria torinese si convertì in industria bellica. I bombardamenti del 1942 causarono una drastica riduzione della produzione; la riduzione del potere d’acquisto degli operai causò, nel 1943, una rivolta. A settembre dello stesso anno ci fu l’occupazione tedesca. La crisi del regime e l’occupazione nazista spinsero molti giovani verso le montagne, per la Resistenza. Il 18 aprile 1945 un grande sciopero paralizzò la città, il 26 aprile i partigiani iniziarono la liberazione di Torino, conclusasi il 30. Il 3 maggio gli Alleati entravano in una città già liberata.

Gli anni del dopoguerra furono anni molto duri in cui si dovette far fronte ai gravi danni subiti al patrimonio edilizio e alle fabbriche.

La Fiat ebbe un ruolo fondamentale e richiamò nuove ondate di immigrati in cerca di lavoro dal meridione e altre regione del nord( Veneto soprattutto)

La presenza degli immigrati meridionali determinò una serie di drammatici problemi a livello logistico e sociale; l’arrivo disordinato e incontrollato dei nuovi residenti causò a lungo conflitti di mentalità e cultura.

La seconda metà del ‘900

Diventata ormai una dei maggiori industriali, Torino attraversa gli anni ‘60 del boom economico con tensioni sociali che sfociarono nelle proteste sessantottine e nell’autunno caldo degli operai.

All’inizio degli anni ’70 le lotte della classe operaia portano all’occupazione di Mirafiori spingendo la Confindustria ad accettare le richieste dei sindacati. Nel 1975 salì per la prima volta al potere una Giunta di sinistra, contemporaneamente la crisi petrolifera costrinse la FIAT alle prime cassa integrazioni. Gli anni di piombo costarono a Torino numerose vittime, tra queste, oltre a dirigenti e operai FIAT, Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa. La crisi economica degli anni ’70 ebbe il punto di svolta con la marcia dei 40.000 che chiedeva a gran voce la riapertura dei cancelli di Mirafiori, paralizzati da 35 giorni di sciopero.

Gli anni ’80 e ’90 furono invece anni di benessere e di pace con la  FIAT di nuovo in auge grazie anche al lancio di nuovi modelli.

Torino oggi

Torino oggi sta sempre più perdendo l’ aspetto di città  industriale di una volta, aprendosi  verso settori quali il terziario, quello culturale e il turismo.

Con l’arrivo in massa di nuovi immigrati dall’estero, soprattutto est Europa e Africa, si trova ancora una volta a dover fronteggiare il difficile problema dell’ integrazione dei suoi nuovi abitanti, diversi per lingua e religione, ma fonte anche di nuova forza lavoro a basso costo.

Quella che era quindi solo una piccola colonia romana è ora diventata una grande città metropolitana con molti cambiamenti in corso, necessari per affrontare il nuovo III millennio.

Valutazione complessiva livello di magia : 

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