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Breve storia di Torino

Le origini romane

     La storia della città inizia intorno al 27 a.C, con il nome romano di Augusta Taurinorum Secondo le leggende quest’ultima sorse sull’insediamento di Taurasia, mitica capitale dei Tauri, incendiata da Annibale nella lunga marcia di avvicinamento a Roma. Augusta Taurinorum era considerata da Roma particolarmente importante a livello strategico per la sua posizione geografica :  terra di ingresso e avamposto verso il mondo transalpino. La città venne progettata secondo il tradizionale impianto ortogonale delle colonie romane, e cioè con isolati quadrati e una struttura muraria quasi quadrata.

L’arrivo dei barbari e la dominazione dei Franchi

     Grazie all’impero romano la città prosperò nei primi secoli di vita per poi cadere vittima, con la crisi dell’ impero, delle orde barbariche a partire dal IV secolo. Con l’arrivo dei Longobardi ( 569 d.c ) Torino conobbe un periodo di relativa quiete. In seguito poi allo scontro tra Longobardi e Franchi questi ultimi occuparono la città  di Torino divenendo cosi contea franca ( 773 d.c. ).

La Marca di Torino

   Nel 941 venne fondata la Marca di Torino da Ugo re d’ Italia, comprendente anche Susa, divenendo così territorio vassallo del Sacro Romano Impero. Con la crisi dell’Impero  il cristianesimo divenne sempre più presente nella città con potere ai vescovi e nuovi edifici religiosi. Torino ancora per poco sarebbe stato un libero Comune dove il vescovo rappresentava la massima autorità.  Al di là delle alpi I Savoia stavano rafforzando il proprio potere, minacciando così la sua indipendenza.

I Savoia

Il temuto passaggio della città ai Savoia avvenne nel 1280. L’annessione della città al territorio sabaudo non mutò per lungo tempo il clima politico torinese: le lotte tra i guelfi  e i ghibellini  continuarono, determinando, con sconfitte e vittorie, le ascese sociali. Mentre sullo sfondo continuavano le lotte tra guelfi e ghibellini, il potere veniva sparito tra i principi di Acaia, feudatari piemontesi, e il ramo principale della famiglia, quello dei conti di Savoia, presenti ormai sui due versanti delle Alpi. In seguito all’ inevitabile  confitto tra i due rami, nel 1418, gli Acaia furono messi da parte a favore dei potenti Savoia.

Dal rinascimento a Pietro Micca

    L’avvento dei Savoia coincise, nel 1400, con la trasformazione di Torino da piccola città, al centro di uno dei più importanti crocevia dell’Italia occidentale, in città di dimensione regionale.

Il ducato soffriva però di un difficile equilibrio tra i due versanti delle Alpi dovuto anche alla diversa lingua parlata dai  sudditi dei due versanti alpini. Chambery, capitale del ducato, e Torino, rivaleggiarono per molto tempo, con quest’ultima che poco a poco, si trasformò nel vero centro di potere sabaudo.  Nel 1563 divenne così la capitale. Diventata capitale, Torino fu radicalmente trasformata nel giro di pochi anni, per meglio rispondere alle esigenze dei Savoia.

Emanuele Filiberto  dotò immediatamente la sua capitale di una modernissima cittadella. All’inizio degli anni ’70 Torino appariva chiusa nel suo antico tracciato romano e protetta dalla formidabile Cittadella, una delle più ammirate dell’Europa del tempo.  Venne anche spostata la sede del potere da Palazza Madama  a Palazzo del Vescovo (attuale Palazzo Reale)

Il figlio Carlo Emanuele I diede il via alle trasformazioni urbanistiche: sotto il suo regno fu infatti realizzato il primo ampliamento cittadino, verso sud, con la costruzione dell’attuale via Roma, Mirafiori e Regio Parco, mantenendo sempre l’antico impianto ortogonale romano

Lo sviluppo di Torino conobbe una brusca frenata nel 1630, con la terribile peste che ne decimò gli abitanti.

Il clima si rasserenò con l’ascesa al trono di Carlo Emanuele II nel 1663 e con la successiva reggenza di sua moglie Giovanna Battista di Savoia-Nempurs. In questi anni fu stabilito il secondo ampliamento cittadino, verso il Po, con la realizzazione dell’odierna via Po, unica via inclinata della perfetta scacchiera romana che continuava a caratterizzare l’urbanistica torinese. Sono di questo periodo altre splendide realizzazioni architettoniche.

Nel 1659 iniziarono i lavori della Venaria Reale che, si disse, causò l’invidia dei Francesi, sempre pronti a distruggerla nelle guerre successive. Alla realizzazione della Reggia, nuova delicia extra-moenia, e degli arredi del Palazzo Ducale parteciparono numerosissimi artisti. Di lì a poco, nel 1666, sarebbe arrivato in città Guarino Guarini, l’architetto che con Filippo Juvarra avrebbe caratterizzato il centro cittadino.

La prima opera firmata dal Guarini è la Cappella della Sindone, negli anni seguenti avrebbe realizzato il Collegio dei Nobili (attuale sede del Museo Egizio), il Palazzo dei Savoia-Carignano (sede del primo Parlamento italiano) e la chiesa di S. Lorenzo con la sua splendida cupola.

Tra il 1701 e il 1714 la guerra di successione spagnola mise a dura prova Torino, che si trovò a lungo assediata dai Francesi . L’assedio fu tolto grazie all’intervento congiunto di Vittorio Amedeo e del cugino Eugenio di Savoia-Soissons, uno più brillanti generali del Settecento. Alle ultime fasi dell’assedio appartiene anche l’eroico gesto di Pietro Micca (1706), che perse consapevolmente la vita per tagliare le strade della Torino sotterranea ai Francesi.

Il Regno di Sardegna e l’ arrivo di Napoleone

    Il Trattato di Utrecht, nel 1713, trasformò il Ducato in Regno e assegnò ai nuovi re anche il dominio della Sicilia, pochi mesi dopo sostituita con la Sardegna: nasceva così quel Regno di Sardegna che tanta parte avrebbe avuto nella storia d’Italia. La capitale del nuovo Regno fu trasformata dal nuovo ambizioso re sotto la sapiente regia di Filippo Juvarra, uno dei maestri del Barocco italiano.

L’architetto siciliano firmò alcuni dei capolavori dell’architettura torinese: la nuova facciata di Palazzo Madama, i Quartieri Militari, la Basilica di Superga, voluta dal Re per rispettare il voto fatto alla Vergine, le chiese di S. Filippo Neri e del Carmine, la splendida palazzina di caccia di Stupinigi, insuperato capolavoro del Barocco europeo.

Con la salita al potere di Napoleone Bonaparte  nel 1800, dopo la vittoria di Marengo, le truppe napoleoniche entrarono a Torino per rimanervi 14 anni. La città fu spogliata della sua cinta muraria e i beni ecclesiastici furono incamerati dallo Stato.

Nel 1802 il Piemonte fu annesso alla Francia e Torino divenne una delle 25 principali città della Repubblica francese. Il Congresso di Vienna restituì Torino e il Piemonte ai Savoia e con il ritorno di Vittorio Emanuele I la città ritrovò il suo status di capitale.

Gli anni del Risorgimento

Per salutare la Restaurazione e l’antico regime il re fece costruire la chiesa della Gran Madre di Dio, sull’altro lato del Po, di fronte all’odierna piazza Vittorio Veneto. Ma l’ancien regime non poteva essere più quello di prima: le inquietudini romantiche, le aspirazioni all’unità d’Italia, i movimenti carbonari (1817) e poi mazziniani erano i primi segni del risorgimento.

Con la 1° guerra di indipendenza del 1848 re Carlo Alberto dichiarava guerra all ‘Austria. La sconfitta di Novara, nel 1849, pose fine al suo regno. Salì al trono il figlio, Vittorio Emanuele II, e con lui iniziò la stagione risorgimentale. Il suo primo ministro, Camillo Benso di Cavour, grazie a un’astuta tela di rapporti diplomatici seppe avvicinare la Francia alla causa italiana, contro l’Austria asburgica. Torino divenne il faro e il porto di tutti gli esuli e i liberali italiani, che anteposero alla causa repubblicana quella dell’unità d’Italia, da ottenere con la collaborazione del Re di Sardegna.

La 2° Guerra d’Indipendenza, e la Spedizione dei Mille permisero, nel 1861, di inaugurare a Torino il primo Parlamento italiano: vi sedevano gli eroi dell’Unità d’Italia, da Giuseppe Garibaldi a Giuseppe Mazzini, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi.  Già però nel 1864 però, in vista del definitivo trasferimento a Roma, la capitale del Regno d’Italia fu portata da Torino a Firenze con conseguenze negative sullo sviluppo della città.

La nascita della FIAT e gli anni della guerra

Nel 1899 nasce a Torino la FIAT  che avrebbe trasformato  per sempre l’ economia della città. La nuova città industriale attirava  popolazione dalle campagne e cresceva velocemente.

La prima guerra mondiale sorprese una Torino in pieno sviluppo e causò prima una depressione e poi una ripresa economica. I settori che trovarono vantaggio alla fine della guerra furono il siderurgico e l’automobilistico.

Gli anni del fascismo furono  per Torino anni di crisi sociali con agitazioni operaie e relative repressioni.  Durante il fascismo Torino continuò la sua espansione industriale e accolse nuovi immigrati mentre la politica coloniale del regime favorì lo sviluppo della FIAT.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale l’industria torinese si convertì in industria bellica. I bombardamenti del 1942 causarono una drastica riduzione della produzione; la riduzione del potere d’acquisto degli operai causò, nel 1943, una rivolta. A settembre dello stesso anno ci fu l’occupazione tedesca. La crisi del regime e l’occupazione nazista spinsero molti giovani verso le montagne, per la Resistenza. Il 18 aprile 1945 un grande sciopero paralizzò la città, il 26 aprile i partigiani iniziarono la liberazione di Torino, conclusasi il 30. Il 3 maggio gli Alleati entravano in una città già liberata.

Gli anni del dopoguerra furono anni molto duri in cui si dovette far fronte ai gravi danni subiti al patrimonio edilizio e alle fabbriche.

La Fiat ebbe un ruolo fondamentale e richiamò nuove ondate di immigrati in cerca di lavoro dal meridione e altre regione del nord( Veneto soprattutto)

La presenza degli immigrati meridionali determinò una serie di drammatici problemi a livello logistico e sociale; l’arrivo disordinato e incontrollato dei nuovi residenti causò a lungo conflitti di mentalità e cultura.

La seconda metà del ‘900

Diventata ormai una dei maggiori industriali, Torino attraversa gli anni ‘60 del boom economico con tensioni sociali che sfociarono nelle proteste sessantottine e nell’autunno caldo degli operai.

All’inizio degli anni ’70 le lotte della classe operaia portano all’occupazione di Mirafiori spingendo la Confindustria ad accettare le richieste dei sindacati. Nel 1975 salì per la prima volta al potere una Giunta di sinistra, contemporaneamente la crisi petrolifera costrinse la FIAT alle prime cassa integrazioni. Gli anni di piombo costarono a Torino numerose vittime, tra queste, oltre a dirigenti e operai FIAT, Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa. La crisi economica degli anni ’70 ebbe il punto di svolta con la marcia dei 40.000 che chiedeva a gran voce la riapertura dei cancelli di Mirafiori, paralizzati da 35 giorni di sciopero.

Gli anni ’80 e ’90 furono invece anni di benessere e di pace con la  FIAT di nuovo in auge grazie anche al lancio di nuovi modelli.

Torino oggi

Torino oggi sta sempre più perdendo l’ aspetto di città  industriale di una volta, aprendosi  verso settori quali il terziario, quello culturale e il turismo.

Con l’arrivo in massa di nuovi immigrati dall’estero, soprattutto est Europa e Africa, si trova ancora una volta a dover fronteggiare il difficile problema dell’ integrazione dei suoi nuovi abitanti, diversi per lingua e religione, ma fonte anche di nuova forza lavoro a basso costo.

Quella che era quindi solo una piccola colonia romana è ora diventata una grande città metropolitana con molti cambiamenti in corso, necessari per affrontare il nuovo III millennio.

Valutazione complessiva livello di magia : 

lampada-magica-4 Livello 4/5